Le due lune

Dio se esisti, ti prego, fallo tu al posto mio.
Ti prego, perchè io non ce la faccio.

Una scena al rallentatore dove l’attimo si dilata per darmi il tempo di correre più in fretta: eccola.

Ci sono io, sui binari, che si perdono all’infinito davanti a me. Fra di loro, le assi di legno sembrano invitare come una scala per arrivare al Paradiso.
In fondo l’orizzonte si perde in un tramonto scuro, senza i rossi forti dell’estate. Piuttosto è blu, blu scuro ad anticipare il buio della notte.
Ma i binari si vedono ancora bene e luccicano sotto la fioca luce rimasta.
Freddi e senza scrupoli, li devo seguire. Li voglio seguire.
Sospiro. Silenzio. Sospiro. Silenzio.
Lungo la strada, qualche metro più in là, ogni tanto sfreccia qualche auto.
La fretta è fredda e apatica, nessuno si fermerà, non rallenteranno nemmeno.
I miei piedi avanzano sicuri ma pesanti. Sento la ghiaia scricchiolare sotto.
Non so se la sento con i piedi o con le orecchie, mi confondo e sono distratta.
Distratta, perchè concentrata su quelle assi che mi accompagnano e
danno un ritmo ai miei passi.
Sospiro. Silenzio. Sospiro. Silenzio.
Chiudo gli occhi un attimo e assaporo con tutti i sensi quello che percepisco.
Praticamente niente: mi piace. Mi sento già più in alto sulla scala.
Torno a camminare e sento che ormai ci siamo. Io non cambio.
Io cammino, scricchiolo, sospiro e tengo lo sguardo fisso davanti.
Ecco: le luci all’orizzonte da due puntini diventano due lune.
Le due lune mi guardano negli occhi, io guardo loro e mi ci perdo per sempre.

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