Mirroring

This must be the day you lose me.
It took a while but today’s the day.
I know you know it, it’s in your eyes.
And if you don’t want to speak it’s ok,
it’s ok, I know you know it.

This is the day you lose me and
you know it. I am sorry and we
tried to beat about the bush
but we got no luck, and it’s been
there too long it stinks like an old
closet full of moths.

And I spin spin spin spin
spin spin spin spin
no more walls nor mirrors
nor lights I close my eyes
and I spin spin spin spin
spin spin spin spin

Shut your eyes, shut your mouth
blank is the page and will always be
we have no word to fill it with
black is the room we need to leave
as we can’t stand still here.

And I spin spin spin spin
spin spin spin spin
no more walls nor mirrors
nor lights I close my eyes
and I spin spin spin spin
spin spin spin spin

Tè nero bollente

Ho voglia di tuffarmi in una tazza e far fatica e spingere per sentirci tutta la testa immersa e la bustina di tè che mi preme contro un occhio.
E poi spingere con le braccia e le spalle, sperando di non aver già toccato il fondo.

Poi sentirmi incastrata come nella realtà e non sapere più come muovermi. Poi ricordarmi di essere in una tazza e spingere verso il basso, con tutte le mie forze. Caderci dentro, infine, e perdermici come in un oceano di pensieri.

 

Le due lune

Dio se esisti, ti prego, fallo tu al posto mio.
Ti prego, perchè io non ce la faccio.

Una scena al rallentatore dove l’attimo si dilata per darmi il tempo di correre più in fretta: eccola.

Ci sono io, sui binari, che si perdono all’infinito davanti a me. Fra di loro, le assi di legno sembrano invitare come una scala per arrivare al Paradiso.
In fondo l’orizzonte si perde in un tramonto scuro, senza i rossi forti dell’estate. Piuttosto è blu, blu scuro ad anticipare il buio della notte.
Ma i binari si vedono ancora bene e luccicano sotto la fioca luce rimasta.
Freddi e senza scrupoli, li devo seguire. Li voglio seguire.
Sospiro. Silenzio. Sospiro. Silenzio.
Lungo la strada, qualche metro più in là, ogni tanto sfreccia qualche auto.
La fretta è fredda e apatica, nessuno si fermerà, non rallenteranno nemmeno.
I miei piedi avanzano sicuri ma pesanti. Sento la ghiaia scricchiolare sotto.
Non so se la sento con i piedi o con le orecchie, mi confondo e sono distratta.
Distratta, perchè concentrata su quelle assi che mi accompagnano e
danno un ritmo ai miei passi.
Sospiro. Silenzio. Sospiro. Silenzio.
Chiudo gli occhi un attimo e assaporo con tutti i sensi quello che percepisco.
Praticamente niente: mi piace. Mi sento già più in alto sulla scala.
Torno a camminare e sento che ormai ci siamo. Io non cambio.
Io cammino, scricchiolo, sospiro e tengo lo sguardo fisso davanti.
Ecco: le luci all’orizzonte da due puntini diventano due lune.
Le due lune mi guardano negli occhi, io guardo loro e mi ci perdo per sempre.