Punto e a capo

Sono a un punto.

Un punto fermo.

Un punto e basta.

Un punto di domande.

Un punto di non ritorno.

Un punto morto.

Sono un punto morto.

Avrei voluto avere la forza, o almeno il coraggio di fare quello che era meglio. Il problema è che, a dirla tutta, era meglio per voi.

 

Andate, andateci tutti e lasciatemi sola in questo stato deserto, dove nessuno mi assomiglia e nessuno mi deve assomigliare.
Lasciatemi e correte verso mete migliori, verso orizzonti che si perdono all’infinito mentre io raccolgo quello che voi abbandonate sui vostri passi.
Guardate avanti, sempre e solo davanti, accecati dalla stessa luce che vi guida e vi protegge dallo scoprire quello che c’è nell’ombra.

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E invece no

Avrei voluto essere una palla di neve candida e appallottolata dalla piccola mano di un bimbo, racchiusa in spessi guanti ma di cui sentirei ancora un lontano calore.

O almeno il vento gelido che fa raddrizzare la schiena e stringere i pugni, da chiudere gli occhi per non farli seccare e tirare in dentro le labbra per non rischiare di sentire troppo.

E invece no.