Un infinito strato

Un infinito strato di vestiti che mi stanno addosso d’inverno
e che poi mi lasciano finalmente nuda d’estate.
E non ci sono nemmeno più nemmeno quelle fottutissime mezze stagioni.

Un infinito strato di polvere da togliere dagli scaffali
soprattutto perchè li lascio assolutamente vuoti.
E non basta farlo ogni tanto, che lei torna sempre e ricopre tutto.

Un infinito strato di nubi che mi divide dal blu del cielo
di quelli fitti, che non lasciano passare la luce.
E non riesco sempre a oltrepassarle, o almeno a starci in mezzo.

Un infinito strato di parole da impilare in una torre di Babele
da far ingarbugliare senza pensare al senso.
E finisco sempre per stare zitta, che né vestiti, né polvere,
né nubi fanno rumore e il silenzio è più assordante.

Non ti crede nessuno

Giuro che tengo accese tutte le luci.

Giuro che apro tutte le finestre.

Giuro, che per sicurezza accenderò un cero

di quelli grossi delle chiese, anche se le mie

preghiere non le ascolta mai nessuno.

Giuro, che per sicurezza apro anche le porte.

Va beh per stasera fa niente.

Falsi

No forse no.

Ho voglia di un mattone, di un incudine, di un martello.

Ho voglia sempre e solo di quello.

Ho voglia di ritornare a veder le stelle, una per una.

Ho voglia solo di un chiaro di luna.

Spazio in affitto

Conto le stanze del mio cervello

per poterlo affittare a chi lo vorrà

chè io tanto sono altrove, sono sempre

con la testa altrove e uno spazio vuoto

da riempire, lo lascio a chi lo vorrà.

 

Conto le stanze del mio cervello

per sapere quanto ce n’è, quanto

ne posso dare a chi lo vorrà

chè io non lo voglio e non l’ho mai

voluto, lo lascio a chi lo vorrà.

 

Conto le stanze del mio cervello

e non mi lascio nemmeno un’anticamera

dove far passare di sfuggita pensieri

diversi dai miei soliti quattro. Non penso

mi possa servire, perciò non lo sfioro

nemmeno, lo lascio a chi lo vorrà.

 

Conto le stanze del mio cervello

quanto ci si può accumulare dentro?

Quanto spazio c’è all’interno e quanto

posso occuparne senza preoccuparmi.

Meglio vuoto, lo lascio a chi lo vorrà.

Punti

Secondo me ce l’ho fatta.

Quasi non l’ho fatto apposta, ma.

Sento il punto dove la penna preme.
E no, non si accontenta di lasciare il segno: vuole andare più a fondo e arrivare dall’altra parte.

Secondo me ce l’ho fatta.