Futurismo

Non ho più voglia di scrivere.

 

Tanto non cambia nulla e io non ho più voglia.

 

I miei pensierini da dodicenne posso sempre farli rimanere pensierini.

 

Non ho più voglia di stare al computer. No no. Preferisco le lenzuola. Loro almeno stanno zitte.

Annunci

Pagliaio

Sarà colpa vostra, che mi perseguitate da una vita.

 

La tua, che quando ero piccola mi hai fatto piangere così tante volte.
Che tornavi così spesso a torturarmi, sempre costante, sempre presente.
Con quel tuo sentirti utile, voler aver ragione e sentirti necessario.
Che mi rubavi ciò che era mio, senza mai sentirti in colpa.
Con tutta quella roba, chissà cosa te ne sei fatto. Forse niente.

 

La tua, che mi hai fatto perdere sempre. Sempre, sempre perdere.
Che mi ritrovavo sempre sola, con le lacrime agli occhi, impaurita.
Già fra gli scaffali, la gonna sbagliata e i colori che mi distraevano.
Che crescendo gli spazi sono cresciuti, così da render tutto difficile.
Con tutte quelle strade, quei bivi, e una paura fottuta di sbagliare.

 

La tua, che mi tieni ancora appesa a te, che mi prendi alla gola.
Che da anni, tanti anni ormai, siamo nemici, non mi accontenti mai.
Così cattivo da tenermi giù da quella scatola che senza di te è niente.
Che continui a ronzarmi in testa, pensavo di essermi liberata ma no.
Sarà il tuo mestiere, ma lo fai male, fai male, perfidamente.

 

La tua, che di solito tieni tutto unito, sei simbolo positivo per molti.
Che però a me fai paura, ribrezzo, tremo come se fossi vivo.
Così vivo da potermi fare male, in fondo basta un punto ed è fatta.
Che non possiamo stare vicini, innocuo, mi fai paura lo stesso.
Già che ci sono mi faccio venire anche i brividi al solo pensarti.

 

Gli unici buoni sono quelli che mi lasciano il segno e quelli che profumano di bosco.

Sessantanove

Certe volte mi sembra di fregarmi da sola.

Mi spingo giù dal burrone e mi osservo dall’alto mentre rotolo con un sorriso maligno e lo sguardo con una fiamma ardente dentro.

E poi mentre cado mi giro verso l’alto, rispondendo con un sorriso beffardo e lo sguardo di ghiacchio fisso sul mio, l’altro.

Così si annullano e il mio sguardo, quello vero, si scosta dal nulla che stava fissando.

Sassolini

Con le tasche e le scarpe piene di sassolini

li ho presi qua e là girando il mondo

per ricordarmi di ogni posto, ogni momento

vorrei essere leggera ma peso e rimango sempre più

attaccata al suolo, appiccicata sull’asfalto

come quando fa caldo e le scarpe affondano.

 

Nuoto nel liquido amniotico è ipnotico è onirico
linfatico simpatico empatico.

 

La sabbia che una volta mi sorreggeva sulla

spiaggia e mi faceva stare bene ora è mobile e mi

fa stare immobile, mi tiene ferma e mi fa affondare,

è un letto troppo morbido da cui non ci si può alzare.

Tiepida e avvolgente come una coperta d’inverno ma

è estate e non mi serve veramente.

 

Senza sensi e senza senso con gli occhi socchiusi
traspare solo un senso di trasandatezza sinaptica.

 

Il mare è lontano e non si fa toccare, così io rimango

asciutta a bocca asciutta. Il blu che ho in testa è grande

e vorrebbe uscire e farmici tuffare. Non vedo la fine,

l’orizzonte, ché distesa è verticale e mi trattiene come

il respiro che quel giorno avrei dovuto tenermi e stare zitta.

Metto le mani in tasca e giocherello coi sassolini.