Vorrei fotografare gente triste.

Lo avevano già capito loro, quando tutto ebbe inizio.

Ce lo aveva descritto anche lui poco dopo, in maniera diversa. Avrei voluto conoscerlo, per discuterne insieme.

Avere davanti la versione statica di attimi irripetibili, la versione immobile di anime intrappolate per sempre. Quei sorrisi così astratti, da estrarre dal contesto e analizzare come fossili millenari.
Quegli sguardi così attenti, accesi. Fortunati. Che fortuna che avete voi, a riuscire a farcela. A fermare tutto là dentro e fingere che quello sia più vero del domani, forse anche dell’oggi.
Sorridete, magari vi muovete anche mentre lo fate. Continuate a sorridere. Così, in maniera perpetua, costante.
Certi che poi se l’obiettivo è girato dall’altra parte allora si può rilassare i muscoli. Può essere faticoso sorridere sempre.
Ma gli occhi sono sempre puntati, come farete?

Lo avevano già capito loro, quando per un sorriso statico bisognava stare fermi ore intere.

Ora che basta così poco, vorrei sapere a cosa credere.

Preferirei scattare prima del via, per prendervi ancora prima che siate partiti.

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