Mina[ccia]

La perfezione con cui il nostro occhio mette a fuoco non ha nulla a che vedere con i fiammiferi, né con il camino, né con la fiamma che arde nel petto. Chi fa le scintille? Fuochi d’artificio inesplosi e mine antiuomo nascoste come teste di struzzo a far finta di nulla.
La mia mina è quella che ancora tempero; poi tempro le mie parole spingendo sulla carta. Anche lei è antiuomo, ma non fa male a nessuno.

Un tic di troppo e tutto esplode: lo sanno bene gli orologiai, in perenne ritardo ma precisi e attenti, minuziosi.
Se premo troppo forte si spezza la punta e perdo il senso. Le parole se ne vanno per aria e ciao.

Eppure era lì.

 

[Oggi è la giornata contro le mine antiuomo. Ogni giorno è la giornata contro qualcosa o qualcuno. Sono sicura sia necessaria la giornata contro il buonismo, quella contro l’umanità intera e contro le giornata contro.]

 

 

mina[mì-na] s.f.
1 Carica esplosiva, perlopiù collocata in un cunicolo appositamente predisposto; il cunicolo stesso: lo scoppio delle m.
2 mil. Ordigno esplosivo bellico azionato da dispositivi di vario genere: disinnescare una m. || m. vagante, che è lasciata alla deriva, non ancorata ~fig. nel l. politico e giornalistico, un fatto, una situazione o una persona che rappresenta una minaccia incombente, in grado di far nascere problemi, contrasti
3 Cilindretto molto sottile costituito da grafite impastata con argilla che, inserito nella matita, consente di scrivere
4 ant. Miniera
• sec. XV

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