Non c’è nulla da vedere

Giallo. Forte e caldo.

Verde, brillante, un avocado.

Di nuovo il giallo, ma più scuro.

Rosso, pulsante, un cuore vivo.

Di nuovo il giallo, ora è sporco.

Grigio, triste, un posacenere.

Quali colori vedete voi quando chiudete gli occhi? Il sole illumina le palpebre.
Un cinema senza forme né storie da raccontare, un caleidoscopio infinito di immagini sfocate.
Cosa c’è dietro uno sguardo che si nasconde nell’unico modo che conosce?

Blu. Profondo e freddo.

Rosa, pallido, una mano diafana.

Ecco il blu, elettrico stavolta.

Bianco, luminoso, un neon sfarfalla.

Blu, scurissimo, praticamente nero.

Nero, la mano davanti per non vedere.

 

Quali colori vedete voi quando chiudete gli occhi?

 

Restarne fuori

Una casa senza luce nè finestre.

A guardarci bene si scorgono le ombre dentro, si muovono.

In fretta anche, corrono.

Fuori è giorno ma dentro sembra non cambiare mai.

L’unico lucernario non lascia passare nulla, è troppo stretto.

Col cornicione ci si potrebbe scherzare se ci fosse, ma non c’è.

Col fuoco ci si scherza eccome ma fa freddo e l’ossigeno è poco.

Dentro fa freddo, le ombre forse corrono perchè hanno freddo.

Da fuori si vede poco o niente. La porta è aperta ma tutti preferiscono stare fuori.

Un cinema

Dove stare davanti a tutti non è la soluzione migliore,
dove se è tutto troppo illuminato non si vede bene,
dove fare tardi e non accorgersi che fuori è buio, che è buio anche dentro.
Dove starsene tranquilli a osservare gli altri senza sforzo,
dove provare a studiare l’umanità di cui si fa parte,
dove crescere senza doversi specchiare e sentirsi pesanti.

Sensi estremizzati e messi alla prova.
Tutta colpa della luce che arriva dall’alto e ci fa vedere uno scorcio di realtà.

Autoritratto umido

Con i piedi dentro una pozzanghera e le scarpe di tela.
Con la pioggia che cade in testa e la giacca di feltro.
Con il vento che spinge in faccia e nemmeno una coperta per gli occhi.

I capelli appiccicati in fronte tengono al riparo i pensieri.
Le labbra baciate dalle gocce, ma sono fredde e non riscaldano.
La pelle trema e fa vibrare dentro, l’anima e le ossa.

Immobile.

Una volta ho sognato di stare bene sempre. Di non vedere mai oltre il mio naso. Ho sognato di farmi bastare gli attimi e i secondi, senza voler mai puntare ai primi.

La giostra

Potrei stare ferma e sentire tutto girare. Una giostra con i cavalli colorati piena di gente felice che sorride.

Fulcro immobile, da lì in mezzo sembrano andare così veloci.

“Cosa c’è? Dove correte tutti quanti? Avete fretta di stare bene? Ma girate in tondo, rivedete sempre le stesse facce, gli stessi posti. Dovreste scendere”. Così penso, e resto ferma a sentire tutto girare.

 

Atmosferica I

Piego le gambe, le ginocchia in avanti le braccia indietro.

Tendo i muscoli e poi…SU!

Salto e vado via. Sì, vado via con tutta me stessa.

Salto in altissimo con le braccia tese all’insù e mi aggrappo a una nuvola di passaggio.

Volo via e sento subito il vuoto, un vuoto che mi abbraccia tutt’intorno.

Ho i capelli corti, in piedi, per aria, verdi come l’erba che non si stacca mai dalla sua terra.

Così la testa sta sotto coperta, ma pur sempre fra le nuvole.

Là non c’è il rischio di perdersi, ché la strada giusta non esiste. E nessuna cattiva strada da prendere.

Il Sole mi da i baci sul collo, sulla pelle nuda e sulle labbra.

Mi hanno insegnato “Non guardarlo in faccia” ma mi dispiace, splende ma è solo: gli sorrido.

Sotto vedo ancora il mondo: è colorato e vivace come la fantasia.

Ciao io sono in alto e sono distante, nella testa ho lo stesso spazio che c’è fra me e te.

Cosa vuoi farci? Sono fatta così.

Ma io da qui ti vedo. Sbircio fra una nuvola e l’altra i tuoi passi, il tuo percorso.

Righi dritto, mani in tasca e parole ben annodate in gola. Lo sguardo basso, cosa stai cercando?

Quattro calci a un sassolino, un sospiro al cielo.

E se i tuoi occhi incontreranno i miei allora verrà il temporale e io tornerò di nuovo con i piedi per terra.

Annuserò la pioggia e riabbraccerò la mia nuvola.