False friend

Pretend.

Why are you so false to me?

A false friend that kept me alive, held my hand dragged me, tugged me. Where?

You’re not going to tell me anything, are you?

You old friend that never left me, no time by ourselves. Same road, old road.

Lead me somewhere new. Lead me far away.

Pretend.

Stop being yourself is such a paradox we cannot afford its weight.

Me and you, my friend, cannot escape from ourselves.

I’m trying, really, to break up in two.

Maybe it’s the back, if I break my back I’ll break up with my back memories.

Maybe, baby, I need to break with the back of my mind, where the black remains like a stain.

Inked ideas linked to the blank part of my head where lullabies still flies but get caught in a net.

No escapes. Black spiders are all on their ways getting you back.

Pretend, pretend not.

 

Annunci

Abbi coraggio

Scivola sulla pelle nuda il senso, il sesto.

Un brivido lungo la schiena, il freddo.

Srotola la spina dorsale senza alzarsi.

Lo sguardo rimane inchiodato, il fondo.

Scardina la testa, ciondola scoordinata.

Tac, tac, tac,  il corpo si muove a scatti come vittima di un tic.

 

E poi prenderò un coltello, di quelli grossi, e lo affonderò nelle carni. Dentro, rigirerò la lama fino ad essere soddisfatta, con il sangue caldo che mi colora la pelle. L’ardente soddisfazione, carica di adrenalina, forse mi toglierà il dolore. Quello, che è così profondo, forse uscirà allo scoperto e non potrà più colpire, inflitto e afflitto. Moriremo assieme, perchè è l’unica soluzione possibile. Nel momento ultimo mi solleverò e guarderò dritto davanti a me, specchiandomi nella lama che ancora stringerò in mano.

Su e giù

Non è che l’autunno sia brutto.

E’ solo troppo simbolico.

Con tutto quel cadere.

Le foglie morte creano un letto su cui appoggiarsi, farsi coprire, scoprire che si sta meglio sdraiati.

Quel buio che arriva prima di te a casa, quel freddo che ti tiene compagnia da quando ti alzi al mattino fino a quando ti rintani a letto.

Quel girotondo di idee che ti stringe in un cerchio sempre più piccolo intorno alla testa.

Ché poi si ritrovano tutte al centro, chiudi, chiudi, chiudi il cerchio e alla fine l’idea è sempre una.

No che non passa.

Un ponte lo attraverserò per arrivare dall’altra parte, che sia da destra a sinistra, nord e sud, su e giù.

E se non è un ponte, sarà l’aria stessa a portarmi via, come una foglia in autunno trasportata via dal suo albero nel vento.

Corre voce, corri mano.

Dicono che non sia necessario asportare il respiro per rimanere senza fiato.

Dicono, che gli si spezza il cuore, ma poi continuano a palpitare.

Dicono anche che si fidano, ma la mano sul fuoco no.

Ma dico, ma come? Com’è possibile resistere? Non siamo nati tutti anfibi per poter stare sempre bene.

Annaspo sbracciandomi anche se dicono che sono al sicuro. Per me, dico, piove sempre sul bagnato.

 

Nell’anticamera del cervello cosa ci tenete voi? Un cassetto pieno di sogni? Un portachiavi di lettura? O il vuoto cosmico in cui vi rintanate quando siete soli?