A senso unico

Forse un giorno allora poi.

Che tanto non cambia mica molto.

Se invece voi sapeste, ricordereste ma io non mi ricordo.

Cosa lo si fa a fare, la domanda è.

Non si fa, non lo si fa e non lo si sa fare.

Forse un giorno allora poi.

Ma se il domani è vicino, vicino.

C’è chi crede di vedere oltre ma oltre cosa.

Non si fa, non lo si fa e non lo si sa fare.

Non si sa come si fa. Non lo si fa.

Forse un giorno allora poi.

Ma a te sembra che abbia senso?

Un senso unico di sicuro, perché per me no.

Camera oscura

Non mi guardare con quegl’occhi splendidi

Non mi parlare con quelle labbra meravigliose

Non mi toccare con le tue mani perfette

Pensami soltanto un ricordo venuto male, una vecchia fotografia stampata in una camera oscura dove l’unica debole luce rosso sangue non ha saputo farti capire cosa stava succedendo.

 

Non sai quante volte

Vorrei rosicchiare l’aria intorno alla tua forma e delineare i tuoi contorni.

Vorrei annusare la tua ombra per scoprire di cosa sa la tua parte scura.

Vorrei sfiorare il profumo della tua pelle e farti correre un brivido lungo la schiena.

Vorrei ascoltare il tuo stare immobile.

Vorrei fissarti mentre tu ritorni a vivere, ché l’attimo in cui ho provato a fermarti mi è sfuggito mentre cercavo di viverlo io.

Amico mio

Amico mio, ciao.

Dove sono stata? Sono stata fuori di me.

Sono stata tirata fuori e messa a nudo.

Nuda come mai lo sono stata, nuda come ho sempre evitato di essere.

Mi hanno osservata, mi hanno guardata.

Mi hanno parlato, mi hanno spiegato.

Nuda, senza più uno straccio di copertura, mi hanno fatto uscire fuori di me.

Io, che combatto da sola, mi ritrovo ora tutti contro, ancora più forti di prima.

Mi hanno fatta uscire, come un coniglio dalla tana, e ora vogliono prendermi per le orecchie.

Nuda, al freddo, sempre sola contro tutti e fuori di me.

Sempre più difficile, sempre peggio.

Amico mio, mi chiedi ancora dove sono stata?

Chiedimi piuttosto perché sono ancora.