Tutto

Tutto quello che non ho fatto.

Tutto quello che non farò.

Tutto quello che avrei potuto essere e tutto quello che non sarò mai.

Tutto, tutto quello che sarei potuta essere, il presente non me l’ha dato.

Non importa, non più. Non ce n’è più bisogno. Stare bene e stare male sono la stessa cosa.

Vorrei essere una cantante, una ballerina, una batterista. Vorrei saper disegnare, dipingere, o per lo meno tirare righe dritte.

Vorrei essere alta, magra, un uomo, forte.

Vorrei essere sicura, attenta, veloce. Vorrei essere un’altra, in un’altra, un altro, qualcos’altro.

Vorrei non avere opinioni, non avere pensieri, non ho desideri e non ho obiettivi.

Non vorrei essere io, nè vorrei essere voi.

Vorrei essere una donna, coi tacchi, il trucco, le labbra rosse e un seno da paura.

Non voglio niente, non ho niente, non sono niente. Non è niente.

Tutto quello che non sarò mai, che non avrò mai e non vivrò.

Tutto, tutto, tutto e più di tutto: un accumulo di niente che sono dove appoggiare il tutto che potrei essere e non sarò.

Crollerà tutto. Una bolla di vetro opaco imploderà ed esploderà. Milioni di pezzi taglienti, piccoli, pungenti. Su cui si schianterà tutto quello che non sarò mai.

Essere o non essere non è più un problema quando tutto crolla.

 

Fuori fa ancora troppo freddo perchè si possano aprire le finestre.

Speso

Tutto passa e viene speso nel modo che si ritiene migliore. Sul nastro trasportatore della vita tutto prima o poi passa e raggiunge il momento della verità. Quell’attimo in cui si scopre quale parte del tutto si sta spendendo. Cosa si sta prendendo e cosa si sta lasciando stare. Cosa abbiamo preso e cosa abbiamo speso: energia, tempo, soldi.

Quando l’attimo è passato o si respira o si sospira. Se la spesa è giusta un respiro si sollievo. Se.

Spesso

Succederà sempre. Spesso.

Spesso come lo strato di grasso che dovrebbe proteggere la tua anima dagli attacchi esterni.

Spesso come il buio avvolgente delle strade e degli angoli dove stare da soli è facile.

Spesso come il dito di polvere che si posa e pesa sui ricordi migliori.

Spesso come il fondo di bottiglia che rimane quando ormai hai bevuto tutto.

Succederà sempre più spesso. Sempre peggio e sempre di più. Più più più.

Se chiudo gli occhi ti vedo lo stesso e ti penso di più.

 

B

La vedi, la vuoi, la desideri.

Decidi che non la puoi avere. Che è meglio far passare i giorni.

Lo vedi, lo vuoi e lo desideri ma non lo puoi avere: è meglio far passare dei giorni.

No che non basta far finta di niente.

Ti concedi eccezioni e ti accontenti di fingere e confermare la regola.

A chi? Per chi? Lei, lui, tutto ti è concesso ma non dovresti poterli avere.

 

Specchio

Davanti allo specchio
la mia spina dorsale si raddrizza
si accorge di essere fuori asse.

Davanti allo specchio
le mie spalle si tirano su, si distendono
si osservano l’un l’altra.

Davanti allo specchio
tutta la mia schiena, tutta,
tutta si riflette e rifletto:
solo così posso stare
davanti allo specchio.