Santo Cielo

Caro Cielo,
io non prego tanto, anzi, non prego mai.
Non prego anche perché non credo in alcun dio, o divinità che dir si voglia.
Però stavolta vorrei pregare te, io ti prego: fai cadere qualcosa.

 

Ti prego: che sia qualcosa di pesante, di grosso, di importante e inaspettato.
Me la sono (quasi) sempre cavata da sola. Ho fatto tutto impegnandomi e raggiungendo da me i miei obiettivi.
Per una volta, Santo Cielo, non puoi pensarci tu?
Io sono stanca.

E sono undici

TIN TIN TIN TIN TIN TIN TON TIN TAN

Oggi fanno 11. Auguri.

Ma questa volta niente punto della situazione rispetto all’anno scorso. Negli ultimi tempi la data di creazione di questo blog per me ha rappresentato il vero capodanno, il vero momento di mettere da parte il vecchio, inventare buoni propositi da non rispettare e così via. Ma quest’anno no.

Quest’anno, ah quest’anno! Il 2015, spero, mi risucchierà fino a.

[Mi piace pensare siano undici anni in cui ogni tanto – alcuni periodi di più altri di meno – vengo qui e sputo qualcosa. Roba mia, che non interessa a nessuno. Sono undici anni che scrivo su un blog pubblico senza avere un pubblico e ne sono contenta. In effetti non è questo lo scopo di averne uno ma qui, in fondo, si fa sempre Come Dico Io.]

La teoria del problema

Oggi è arrivato il momento di esporre la Teoria del Problema al mondo.

Il mondo è sostanzialmente diviso in due: i paesi ricchi, sviluppati, vittime del consumismo e della tecnologia, quelli del primo e secondo mondo e i paesi poveri, attaccati alle antiche tradizioni, occidentalizzati per mancanza di alternative, senza ben capirne il senso, quelli del terzo e quarto mondo.

Chiamerò A i ricchi e B i poveri, senza ipocrisia alcuna.

I popoli B hanno problemi seri: l’aridità del suolo, la mancanza di materie prime, virus che sterminano la gente. Loro però stanno bene. Non perchè sorridono, non è da quello che si evince: lo si capisce dal fatto che non hanno voglia di scappare, se non quando scoprono che i popoli A vivono più comodi. Quando, cioè, si creano un problema.

I popoli A non hanno problemi. Questo è il nocciolo della questione. I popoli A non hanno problemi, quindi se li inventano. Prendono un argomento che gli sta a cuore e fanno di tutto perchè si possa trovarvi un difetto, una motivazione valida solo per loro per cui lamentarsi. I problemi non esistono ma noi non possiamo farne a meno: abbiamo l’abilità di soddisfare i nostri bisogni primari con la stessa facilità con cui un ragno tesse la sua tela, perfetta e resistente.

Non si tratta di semplici lamentele: no quelle sono il motore dello sviluppo; insoddisfazione e curiosità sono i due propulsori della scienza, in tutte le sue sfaccettature.

Il bisogno di crearsi problemi è direttamente proporzionale alla reale assenza degli stessi nella vita dell’individuo.

Mettersi le dita in gola per non ingrassare, smettere di mangiare per lo stesso scopo, seguire la moda per sembrare migliori, bere fino a farla diventare una dipendenza, drogarsi fino a non ricordarsi più com’era prima, non avere i soldi per ciò che si vuole – perchè tanto si vuole sempre di più, accorgersi delle cose e di ciò che ci circonda solo quando ci disturbano.
Patologie infinite di pazienti che cercano la felicità tenendo gli occhi chiusi.
Sorrisi che vivono solo nei ricordi.
Vittime di noi stessi, anime eternamente dannate ad inseguire una risoluzione finale che non esiste.
La gente non ha problemi. La gente crea i problemi. La gente è il problema.