Tanto rumore per nulla

Era da tanto che non ascoltavo i rumori della città.

Della gente che già al mattino ha voglia di parlare, della voce metallica che annuncia i treni e di quella che scandisce le fermate. Dei passi frettolosi, delle porte della metropolitana e poi di nuovo della gente che già al mattino ha voglia di parlare.

Era da tanto che non dovevo più leggere le fermate guardando fuori dal finestrino.

Da tanto che non sentivo il rumore dei piedi fra i sedili, della musica degli altri, delle pagine sfogliate (le poche superstiti!), delle borse e degli zaini strusciati via da spalle e schiene.

Era da tanto che non sentivo i miei piedi scalpicciare sugli scalini, sulle banchine, sotto i sedili, sulla strada di casa.

Il responso è che potevo continuare a star senza tutti questi rumori.

 

Ti prego ipod, non mi abbandonare più proprio il lunedì mattina. Se puoi, non mi abbandonare più e basta.

Se proprio devi, avvertimi.

E cerca di farlo quando ho qualcosa di alternativo da ficcarmi forte nelle orecchie che non siano le mie dita.

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Per me

È opinione diffusa che io non sia femminile.

È opinione diffusa che io non sia una persona romantica.

È risaputo che la mia affermata misantropia e la mia ricercata atarassia – troppo spesso confusa con l’apatia – mi rendono ciò che la gente crede che io sia.

È tutto vero. È tutto falso.

Vorrei aspettarmi all’uscita di scuola. Ma sono in ritardo.
Vorrei organizzarmi una festa a sorpresa. Ah è vero, ci ho provato già.
Vorrei viziarmi un po’, prepararmi un dolcetto, sorridermi, abbracciarmi, senza fare fatica.

Vorrei almeno dedicarmi una canzone. Questo per fortuna posso ancora farlo.

Ecco Alessia, questa è per te:

La grande bellezza dell’ipocrisia

La Grande Bellezza è costato, stando al preventivo ufficiale, 9.235.169 euro totali, incluso il lancio e la distribuzione.

Gli incassi della prima settimana di programmazione in Italia sono stati di circa 2.260.000 euro; a luglio si era arrivati a 7.200.000 circa, fino ad oggi sul territorio nazionale si sono superati giusto gli 8 milioni.

 

Il film più visto del 2013 è  “Sole a catinelle” di Checco Zalone, con oltre  51 milioni di euro al botteghino e oltre sette milioni e mezzo di spettatori.

 

chettelodicoaffare.

La sindrome di Peter Pan

Anche qui ho voglia di tornare sedicenne. Quindi, dato che qui si fa come dico io, torno ad avere un blog da sedicenne che scrive i suoi pensierini. Mi risparmio solo un po’di immaturità di troppo.

 

 

Certo che c’è un motivo, ma chissenefrega di scriverlo. Per me è fin troppo ovvio.

Sasso

Questi primi mesi del 2014 sono così simili alla mia vita di dieci anni fa da farmi rimanere di sasso. Ecco, sono un sasso : nello stesso posto di prima, con intorno le stesse cose di prima. Solo qualche piccolo cambiamento, dovuto per lo più al tempo atmosferico – è cambiata l’atmosfera.

Intorno a me gli stessi volti, pietrificati in un lungo attimo da passare insieme.

[Certo, sotto alcuni aspetti non è vero niente. I miei amici sono cresciuti: lavorano, convivono, si sposano, fanno figli, pagano le rate e le bollette. Come è normale che sia, i problemi sono anche loro diventati grandi, più o meno di pari passo]

Sono sempre gli stessi, sedimentati e fossilizzati nella loro fermezza di voler rimanere dove sono. Lo spazio per nuovi sassolini si assottiglia, ormai non rimane spazio che per la polvere.

Al di là delle facce si estende un mare desertico di possibilità e di obiettivi, le cui onde si infrangono e si mescolano proprio come prima: rimanere a galla è impossibile, non è nella mia natura, non lo è mai stato. Alcune onde ritornano, altre si fanno cavalcare, altre ancora passano e scompaiono per sempre. Ce n’è sempre una, la stessa di sempre, che si nasconde e mi vuole cogliere di sorpresa. Prenderla o lasciarsi prendere? Forse meglio farsi catturare, magari esco da questa monolitica monotonia.

 

…è tutto così ridondante. Cerchi concentrici nell’acqua: si allargano, ma son sempre gli stessi.